“E poi arrivò lo squalo” di Açelya Yönaç oggi nella newsletter del Corriere della Sera
Le estati dai miei nonni erano come la Coca Cola lasciata nella sabbia: bottiglie immobili sotto il sole e il vetro rovente. Pepsi o Cola. Io sceglievo sempre la Pepsi, perché aveva il blu del mare stampato sull’etichetta.
Il mare, però, non lo ricordo felice. Era blu scuro, quasi pesante, senza pesci né alghe, soltanto qualche medusa trascinata a riva e il caldo che cadeva verticale sugli asciugamani sottili, troppo grandi per i nostri corpi magri.
Fu l’estate del primo film horror, del primo pacchetto di cicche rubato e del primo morto. (…)
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